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Frank Lloyd Wright e l'architettura organica.

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Per capire la grandezza di Frank LIoyd Wright è necessario inquadrarlo nel contesto architettonico in fermento tra la fine dell’ 800 e i primi del 900 negli Stati Uniti, dove dominava uno spirito eclettico senza alcun tipo di legame con gli ideali predominanti nel paese.

Nonostante ciò, il progresso aveva portato alla scoperta e all’utilizzo di nuovi materiali e tecniche costruttive. L’industria edilizia infatti stava attraversando una fase di radicale trasformazione.

 

F.L.W. (1867-1959) nacque e crebbe in una famiglia modesta di Richland Center nel Wisconsin. Il padre era pastore e maestro di musica e la madre insegnante, entrambi originari del Galles. Trascorse la prima giovinezza nella fattoria di un suo zio nel sud-ovest del Wisconsin, zona in cui ritornò all’età di 44 anni per costruirvi la sua casa, Taliesin. Nato e cresciuto durante la rivoluzione industriale sarà proprio quest’ultima a fornirgli gli strumenti per costruire gli edifici concepiti dalla sua immaginazione. Ebbe fin da piccolo notevoli interessi per la cultura in generale, la letteratura, la musica e il teatro.

Il paradosso è proprio che in W. si scontrano gli strumenti e i metodi di derivazione industriale con i valori umani e il suo profondo amore per la natura. Componenti queste che sono state determinanti per la sua opera.

 

Dopo 7 anni di militanza nello studio Adler&Sullivan aprì il suo primo studio nel 1893. La sua prima opera fu la casa per William Winslow. Il primo acuto del nuovo linguaggio di W. è rappresentato dal ciclo delle “Prairie Houses”, ossia le sue opere di architettura residenziale realizzate dal 1900 al 1911. Queste abitazioni erano state concepite per adattarsi al meglio alle praterie del Midwest. Per W. infatti la prateria aveva una bellezza propria che andava compresa e accentuata, una bellezza naturale dovuta al suo essere una distesa tranquilla. Da ciò nasce la concezione delle Prairie Houses come edifici con tetti a dolce pendenza, altezza limitata, grandi oggetti, terrazze basse, muri che prolungano la casa e circondano il grande giardino. La prateria concepita come una quieta distesa in cui inserirsi in modo ponderato, poiché anche il più modesto rilievo avrebbe acquistato verticalità. La sua idea era creare piani orizzontali che appartenessero al terreno. Tutti i caratteri fino ad ora citati rappresentano i tratti distintivi della sua prima architettura residenziale. Dietro queste considerazioni e questo approccio al territorio inteso come entità naturale ben delineata stava sorgendo il linguaggio di W.

Con il ciclo delle Prairie Houses si manifesta il linguaggio di W. caratterizzato in pianta dalla creazione di grandi spazi continui articolati tramite artifici architettonici e non da porte e tramezzi. Tutti questi fattori determineranno quella che in seguito è stata definita pianta aperta. Altro elemento fondamentale è l’integrazione dell’edificio con il suo ambiente naturale. Nelle Prairie House W. riteneva che fosse necessario vivere su un livello superiore rispetto a quello del terreno per avere una vista migliore. Ecco quindi che il piano interrato diviene il piano terra, creando una zoccolatura su cui si poggia il primo piano residenziale. Concepisce i muri come delle schermature mentre le finestre del secondo piano vengono quasi sempre allineate in una fascia continua sotto la gronda. Sceglie di usare le finestre a doppio battente perché consentono una migliore areazione degli ambienti rispetto a quelle a ghigliottina tipiche della tradizione anglosassone. Gli sporti di gronda erano accentuati per proteggere dal sole e dal vento le finestre. Riguardo ai materiali consigliava sempre di utilizzarne uno solo. Nei casi in cui accostò più materiali, ad esempio intonaco e mattoni, lo fece in modo uniforme su tutta la costruzione, dando un’idea di semplicità. Tutti questi elementi li ritroviamo nelle Preirie Houses, dalla Casa Bradley alla Casa Willits, dalla Casa Martin alla Robie House.

 

Nella sua concezione del rapporto tra interno ed esterno dell’edificio, W. riteneva che lo spazio interno rappresentava la realtà dell’edificio, mentre non lo erano né i muri né i solai. E nelle sue opere è evidente questo continuo confluire dall’interno all’esterno e viceversa.

Egli manifestò da sempre un profondo rispetto e conoscenza dei materiali naturali come il legno, pietra e mattoni e volle utilizzarli quasi sempre nella loro configurazione essenziale, senza essere ricoperti da intonaco ne’ modificati ne’ verniciati. Le masse di pietra o di mattoni diventavano la caratteristica dell’edificio e lo esaltavano. Il suo materiale preferito era il legno e riteneva che esso fosse per l’uomo universalmente bello. Riguardo ai nuovi materiali come il cemento armato e l’acciaio, W. li riteneva una “cassetta di utensili” per l’architettura del XX secolo. Proprio in cemento armato ha realizzato gli oggetti della casa sulla cascata, la John Wax Tower, il Gugghenim e tante opere ancora. Esplorò anche le nuove frontiere dell’industrializzazione e della prefabbricazione, le quali però non erano sufficientemente avanzate a tal punto da essere impiegate nei suoi progetti.

 

W. considerava la natura in termini mistici, credeva che il benessere fisico e spirituale dell’uomo fosse tanto più accentuato quanto più egli viveva vicino alla natura. Proprio per questo i suoi edifici integrati nel paesaggio dovevano consentire all’uomo di fare l’esperienza del bello della natura. E i suoi edifici acquisteranno valenza particolare proprio grazie al contesto in cui saranno collocati e viceversa.

W. definì le sue costruzioni “architettura organica”, un modo di progettare in cui tutte le parti sono collegate al tutto e in cui il tutto ha uno stretto rapporto con le parti; una costruzione organica è sempre adatta all’epoca, all’uomo e al luogo indipendentemente da quando è stata costruita. Le sue opere progrediscono sempre parallelamente all’espandersi della sua creatività. Le forme mutano ma i principi ispiratori rimangono gli stessi così come il metodo (continuità spazio interno-esterno, materiali naturali, legame con l’ambiente).

Dall’inizio alla fine della sua attività c’è un elemento che rimane costante, sempre presente e che funge da filo conduttore: i valori umani.

Indipendentemente dalla grandezza e dal tipo di progetto per W. l’uomo occupa il posto centrale.

 

Proprio per il rispetto del principio di base dell’architettura organica, cioè l’armonia delle parti con il tutto, gli edifici di W., dalle Prairie Houses alla Casa sulla Cascata, creano una simbiosi con il sito in cui sono inserite. Simbiosi di cui ne sia l’architettura (che è tale perché inserita in quel preciso contesto) che il sito geografico (la sua bellezza è esaltata proprio dall’opera di architettura che si poggia su esso).

In sintesi W. rifiuta la semplice ricerca estetica in architettura o il semplice gusto superficiale. Alcuni studiosi hanno nel corso del tempo, sollevato l’idea che l’architettura organica dovesse essere esclusa dall’International Style o Movimento Moderno. In realtà non è così, essa ne fa parte a pieno titolo, pur differenziandosi da posizioni come quella del razionalismo in quanto l’architettura organica è basata di più sul sentimento, sull’umanità, a differenza del razionalismo che affonda le sue basi in precise e rigide regole e principi.

 

La Fallingwater House (Casa Kauffmann o Casa sulla Cascata) 1935-1939, Bear Run (Pennsylvania)

Quest’opera segna l’apice poetico del metodo organico di W. la massima vetta raggiunta dalla sua libertà creativa. Il progetto nasce dalle richieste del committente Edgar Kauffmann il quale voleva una casa che guardasse questa famosa cascata del torrente Bear Run. W. prese spunto da questa richiesta e non progettò una casa che guardava la cascata, bensì una casa letteralmente appoggiata alla cascata. Con questo gesto il maestro toccò l’apice del linguaggio organico. Opera universalmente riconosciuta come la più nota e la più straordinaria della produzione di W. e questa straordinarietà non deriva solo da aspetti compositivi ma anche e soprattutto dalla sua collocazione geografica. Infatti questo edificio ha creato un legame simbiotico con il luogo, è tale per la sua collocazione fisica e non potrebbe stare altrove. Allo stesso modo il contesto naturalistico è stato qualificato con l’inserimento della casa e ha assunto quell’unicità che prima di allora non aveva. È questa l’essenza profonda dell’architettura organica, il rapporto indissolubile e armonico tra le parti e il tutto. Tra l’architettura e la natura.

In quest’opera W. elimina i volumi, le facciate, i tetti, i basamenti e le proporzioni. Le singole forme spaziali sono indecifrabili rifuse in un modo del tutto nuovo e creano un’associazione quieta e indissolubile con l’acqua, la roccia, le foglie, il rumore della cascata. Questo edificio è in grado di porre l’uomo in rapporto con la natura come nient’altro.

Impossibile citare un unico elemento distintivo del progetto: le terrazze aggettanti, il ponte d’accesso, i materiali, la spazialità. Tutto ciò si lega insieme e concorre a formare un “tutto” di elevatissimo livello. Dal ponte d’accesso, che attraversa la cascata si notano gli sbalzi delle terrazze, aggettanti secondo due direzioni e presenti in tutti e tre i livelli dell’edificio.

Da un punto di vista distributivo la casa si articola su tre livelli: un piano terra che si apre su tre diverse direzioni con accesso in posizione defilata rispetto alla cascata composto da un grande salone, una cucina e due grandi terrazze che sovrastano il corso d’acqua; il primo piano ospita tre camere da letto, tre bagni e tre terrazze; il secondo piano ha invece una camera da letto, un bagno e una terrazza.

Il concetto di facciata in quest’opera è completamente smaterializzato: sono i piani orizzontali a dominare che si stagliano in tre diverse direzioni e che sono incernierati al corpo verticale che ospita la scala e il cavedio, rivestito in pietra e vetro. Tutti gli elementi verticali sono realizzati in pietra locale con sporgenze e sassi in rilievo per dare un effetto più scultoreo. Gli elementi aggettanti orizzontali sono in cemento armato gettato in opera e intonacati. I pavimenti sono tutti in pietra così come i muri interni. Le opere di falegnameria sono in Noce Maezzato e sono realizzate con grande finezza. Per realizzare gli aggetti sono state create delle strutture provvisorie di sostegno in legno appoggiate nel torrente. Successivamente verrà realizzato l’alloggio per gli ospiti arrampicato sulla collina e collegato al resto della casa.

In sintesi si può dire che W. con quest’opera ha realizzato un grande “continuum”, un esempio unico di legame inalterabile tra forma e luogo, un nuovo concetto di architettura.

Affinità funzionali, d’approccio sono presenti in un’altra sua opera; la Solar Hemicycle House progettata per Herbert Jacobs nel 1944-1948 a Middleton nel Wisconsin. Li W. per far fronte al clima freddo del luogo decise di interrare la parte nord del fabbricato (aveva già previsto che il terreno con la sua temperatura costante è un isolante termico naturale), e di fare la faccia rivolta a sud totalmente vetrata e di darle un senso semicircolare creando un fronte di luce molto utile in inverno. Allo stesso modo per ripararsi durante la stagione estiva il semicerchio ha un coronamento molto aggettante la cui funzione è quella di schermare i raggi solari alti. La scelta del semicerchio fu fatta per sfruttare il percorso ellittico del sole, nel rispetto di quelli che oggi vengono denominati principi di bioclimatica.

Anche qui l’architettura e la natura si fondono in modo inseparabile al punto che è la natura stessa (in questo caso il terreno) che ha la funzione di garantire il confort invernale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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