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Il museo può essere definito come una raccolta pubblica di testimonianze sull’evoluzione culturale dell’uomo. È quindi il luogo privilegiato dell’incontro tra arte e pubblico. Il suo scopo consiste nel raccogliere, ricercare, ottenere, documentare interpretare e comunicare questa evoluzione attraverso lo strumento della mostra. A queste finalità del museo fanno riferimento le discipline di formazione che si occupano del museo: la museografia, che studia gli aspetti strutturali e tecnici, l’architettura, l’impiantistica e l’allestimento; la museologia che ha per oggetto la storia dell’istituzione museale.

 

Questa moderna concezione di museo emerge nel XVIII secolo, in concomitanza con l’affermazione dell’illuminismo. Prima della nascita del museo si può parlare più correttamente di collezionismo, come forma di raccolta o accumulo di opere d’arte. La distinzione più evidente tra collezione e museo risiede indubbiamente nella destinazione pubblico-divulgativa del museo rispetto alla collezione, essendo quest’ultima privata e meno stabile in quanto sottoposta a continue perdite e smembramenti. Fenomeni questi dovuti ad aspetti politici, economici, familiari o più semplicemente al variare del gusto del collezionista e delle mode. Al contrario, il museo ha carattere di stabilità, anche se non di immutabilità, poiché la funzione conservativa è un suo compito fondamentale.

 

Il termine museo deriva dal greco museion, che indicava l’istituzione culturale pubblica creata da Tolomeo da Sotere nel VI secolo a.C. ad Alessandria d’Egitto: un luogo di incontro e di studio per scienziati, filosofi e letterati, la cui funzione non era quella di raccogliere ed esporre opere d’arte.

Da questo modello antico, tramite la mediazione della cultura umanistica, il museo ha ereditato un alone di sacralità, venendo inteso come tempio delle muse o delle arti.

 

Alla fine del ‘500 il termine museo andava già a disegnare un luogo destinato alla raccolta di opere d’arte. A partire del ‘400 in Italia e specialmente a Roma i pezzi provenienti dal mondo antico venivano raccolti nei palazzi nobiliari e nei giardini delle case. Celebre, a tal proposito, è l’allestimento progettato dal Bramante per Giulio V denominato “il giardino delle statue in bel vedere” (1506) con pezzi celebri come il Laocoonte e l’Apollo.

Sempre nel ‘500 va a delinearsi la concezione di galleria d’arte, intesa come un ambiente di collegamento tra due parti di un edificio, adornato lungo il suo sviluppo da opere d’arte. Tuttavia siamo ancora in una fase in cui l’arte era conservata in strutture private visibili solo a categorie riservate di visitatori.

Il passaggio del museo da privato a pubblico si attua nel ‘700 in diversi modi in rapporto all’affermarsi della concezione del patrimonio artistico come bene per la collettività. Un esempio di questa trasformazione è l’Inghilterra dove nel 1759 il governo tramite l’acquisizione di raccolte private decreta la nascita e l’apertura al pubblico del British Museum. Ugualmente a Roma il Papato, per stoppare la dispersione delle opere d’arte in atto nel mercato dell’antiquariato, decreta nel 1734 la nascita del museo capitolino. Stesso discorso per il Louvre a Parigi (1793). Nel secolo successivo farà seguito l’inaugurazione dei principali musei del mondo: il Prado a Madrid (1811-1819), la National Gallery a Londra (1834-1838), l’Ermitage a San Pietroburgo (1839-1849).

 

A livello di strutture museali c’è da sottolineare come mentre all’estero i musei venivano costruiti ex novo, in Italia, nella prima fase ottocentesca, si tende a destinare la funzione museale ad edifici storici e monumentali. Ecco quindi che nel nostro paese la tipologia edilizia museale nascerà e si svilupperà con un certo ritardo.

Arrivati al ‘900 si inizia ad assistere alla proliferazione della tipologia museale in America, che segna una profonda rottura nei confronti del passato e che verrà accentuata notevolmente nel corso del tempo: si passerà del museo inteso come teca permanente, ospitante opere d’arte al museo esso stesso opera d’arte, frequentato dai visitatori per il gusto di scoprire la struttura piuttosto che le opere contenute al suo interno. Ciò avviene a partire dal MOMA di New York ad opera di Goodwin e Stone (1929-1933), in cui per la prima volta si rinuncia all’uso degli stili storici per l’architettura del museo e si abbandona il criterio dell’ambientazione ottocentesca, a favore di spazi più agevoli e fruibili. A partire da quest’opera la rivoluzione museale annovererà moltissimi esempi celebri, uno su tutti il Guggheneim di New York ad opera di Frank Lloyd Wright.

 

In Italia nel periodo post bellico, l’architettura museale ha avuto come oggetto il restauro e lo svecchiamento di strutture storiche come il castello sforzesco a Milano o il museo etrusco di Villa Giulia a Roma. A questa operazione non ha però fatto seguito l’aggiornamento delle funzioni verso le nuove esigenze della cultura di massa.

Il museo contemporaneo come fabbrica di cultura può essere considerato il Centre Pompidou a Parigi, realizzato su progetto di Renzo Piano e Richard Rogers nel 1971-1977, simbolo dell’hi-tech della polifunzionalità e della totale flessibilità degli spazi interni. Negli anni ’80 e ’90 si è poi assistito alla proliferazione di nuove tematiche ed interessi per i musei, come la tecnologia, la scienza, e l’informatica che hanno generato musei a tema. Alcuni esempi sono il museo dell’informatica ZKM di Karlsruhe (1997) o i vari musei delle scienze o gli acquari che si svilupparono in tutta Europa. In questi esempi si assiste a una dilatazione degli spazi del museo in rapporto alle nuove esigenze espositive e del pubblico. Le funzioni vengono ampliate e aggiornate con inserimento di negozi, bookshop, biblioteche, sale conferenze, ber e ristoranti. È la nuova forma di museo che va incontro alle esigenze di svago delle persone diventando un luogo non più di sola cultura ma in cui è possibile trascorrere un’intera giornata, grazie alla varietà delle attrazioni offerte. Un parco divertimenti della cultura. Ciò è strettamente collegato alle nuove forme di architettura potenti e spettacolari adottate per i musei contemporanei.

 

Un museo emblematico della concezione contemporanea di questo tipo di spazi è il “Musee Du Quai Branly” di Parigi progettato da Jean Nouvel e realizzato tra il 2000 e il 2006.Questo museo fu fortemente voluto dall’ex presidente francese Jacques Chirac grande appassionato di arti primitive. Non a caso questo museo è dedicato alle arti primitive e non occidentali. È stato inaugurato il 20 giugno 2006 e occupa una superficie di oltre 40000 mq ripartita su quattro edifici. L’edificio del museo si sviluppa su cinque piani ed ha come caratteristica la presenza di un muro di ‘800 mq ricoperto da una folta e colorata vegetazione. L’edificio è stato realizzato in acciaio e concepito come se fosse un ponte di 3200 tonnellate sul quale si trovano 31 cellule multimediali affacciate su un giardino di 18000mq progettato dal paesaggista Gilles Clement. Il giardino è composto da colline, sentieri, piccoli bacini e camminamenti su ciottoli che creano un invito alla meditazione. Perfettamente in linea con la nuova concezione museale della cultura contemporanea, qui Nouvel va a creare un complesso che attira i visitatori in quanto esso stesso opera d’arte (o meglio di architettura). Lancia in questo modo un messaggio alla società contemporanea di invito alla cultura tramite l’idea di uno spazio interessante e che possa attrarre esso stesso i visitatori cosa che oggi accade in ogni museo progettato da “archistar”. Luce e penombra predominano nell’ambiente interno del museo, diventando fondamentali per esaltare la presenza delle opere esposte. Lo spazio principale di esposizione è continuo e articolato su diversi livelli tramite mezzanini e gallerie collegate da rampe. L’allestimento museale è curato e impostato come se fosse una scenografia teatrale di grande impatto. Piani frastagliati, elementi verticali, schermi e percorsi si articolano in uno spazio caratterizzato dal linguaggio decostruttivista. L’elemento che all’esterno predomina, in coabitazione con i volumi cubici che fuoriescono dal fronte affacciato sulla Senna, è il grande recinto vetrato alto 12m e lungo 200m che circonda tutta l’opera. Per esso si è scelto di fare una struttura metallica di sostegno quanto più possibile snella. In favore delle superfici vetrate per ottenere la massima trasparenza possibile.Con quest’opera Nouvel, distaccandosi dai codici espressivi occidentali, ha provato a calarsi in una dimensione diversa, in modo da concepire un luogo attraente e misterioso dove attraverso gli oggetti si possano rintracciare le coordinate del mondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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